Quando l’Oriente incontra l’Occidente non abbiamo solo pellicole del tipo “I Tre dell’Operazione Drago” o – per rimanere nei nostri confini “2 samurai per 100 geishe”, ma anche risultati più interessanti e duraturi.

La moderna fisica ha oramai dimostrato che l’osservatore di un fenomeno non può fare a meno di influenzare lo svolgimento del fenomeno stesso, e questo non vale solo per i più comuni eventi sociali (un conto è parlare soli davanti allo specchio, altro è davanti ad una platea di centinaia di persone) ma anche per più complessi fenomeni culturali.

Fra la fine dell’800 e l’inizi del secolo scorso, la Restaurazione Meiji strappò il Giappone da una plurisecolare stasi sociale, portandolo di colpo dal medioevo all’età moderna, con una corsa – da parte del paese del Sol Levante – a tutto ciò che veniva da oltreoceano, considerato elegante, efficiente e alla moda.

Allo stesso tempo, in Europa prese piede la moda delle “cineserie”; molti pittori che si ispirarono ai dipinti orientali per le loro opere e i salotti più eleganti sfoggiavano suppellettili e oggetti di arredamento proveniente dalle terre d’Oriente.

Lo stesso accadde anche per le discipline marziali, e se pellicole come “L’Ultimo Samurai” raccontano, in maniera un po’ romanzata quanto l’arte bellica europea stravolse le antiche tradizioni dei samurai, almeno in un paio di casi le tecniche di lotta corpo a corpo mutuate dal Ju Jitsu si imposero come efficaci strumenti di difesa personale. In Italia è esemplare la storia del Maestro Gino Bianchi, mentre in Inghilterra un percorso assai simile lo ha avuto Edward William Barton-Wright , codificatore del metodo da lui chiamato “Bartitsu”.

La cosa sarebbe rimasta appannaggio di pochi appassionati marziali, se Sir Arthur Conan Doyle non avesse fatto affermare a Sherlock Holmes che proprio a queste tecniche doveva la vita, grazie al successo nella lotta contro il professor Moriarty, suo nemico giurato. Il Bartitsu si affermò nella buona società inglese come metodo efficace per la difesa personale contro energumeni e rapinatori, ed oggi il metodo ideato da Edward William Barton-Wright ci appare sotto una nuova luce grazie ad un testo curato da Stefano Bertone e pubblicato da Edizioni Mediterranee.

Il libro raccoglie alcuni articoli che illustrano i principi del metodo, corredati da affascinanti immagini d’epoca che ne illustrano i passaggi principali. Il volume raccoglie anche altri interessanti articoli, tra i quali spiccano quelli che illustrano l’impiego di un bastone da passeggio o di un ombrello per la difesa contro un aggressore armato, quello che invece spiega come impiegare una comune bicicletta per proteggere la propria o altrui incolumità e – infine – quello che spiega come applicare semplici principi fisici per effettuare stupefacenti prove di forza.

Ancora una volta Edizioni Mediterranee porta in libreria un libro prezioso per il testo e per la cura editoriale, pubblicando un opera che – aldilà del suo singolare contenuto – dimostra una straordinaria attualità, tale da renderla un vero e proprio “must have” nella biblioteca di ogni marzialista, quale che sia la disciplina praticata.

Clicca QUI per ordinare il libro:
https://www.edizionimediterranee.net/component/hikashop/product/la-scuola-di-autodifesa-di-sherlock-holmes

Quando Sherlock Holmes lottò con il professor Moriarty riuscì per miracolo a salvarsi grazie alla sua certa conoscenza di un sistema di autodifesa molto in voga nella Gran Bretagna vittoriana. In quell’epoca camminare per le vie cittadine e di campagna era piuttosto rischioso, si diffuse così un notevole interesse per la difesa personale che non sfuggì all’attenzione di sir Arthur Conan Doyle. Nacquero scuole di autodifesa in tutta Londra, tra le quali quella del Bartitsu di E.W. Barton-Wright. Il principio chiave di questo metodo era sbilanciare l’avversario e bloccarlo manipolando le sue articolazioni. Anche l’uso del bastone da passeggio consentiva di avere la meglio su un aggressore. Questo manuale unico insegna a difendersi utilizzando un cappotto, un bastone o un ombrello, o anche brandendo la bicicletta contro un malintenzionato.
(Dalla presentazione)