In un precedente articolo abbiamo affrontato le motivazioni pratiche e storiche relative alla presenza di alcune armi bianche all’interno del curriculum di studio del Tai Chi Chuan del vecchio stile Fu.

Come detto nell’articolo, l’utilizzo nella pratica di queste armi non è solo un doveroso legame al curriculum di studi tradizionale, ma un prezioso quanto indispensabile strumento per lavorare sulle molteplici possibilità di sviluppo del praticante, tanto a livello marziale (aspetto Wu) che a livello di benessere psico-fisico (aspetto Wen). Per questo motivo, crediamo opportuno ed interessante approfondire l’analisi di queste armi, in maniera da conoscerle meglio ed impiegarle in maniera più proficua.

Nella pratica delle armi (Ping Chi) del Tai Chi Chuan del vecchio stile Fu le armi impiegate sono:
* la lancia – bastone lungo (Ch’iang oppure Qiang).
* il bastone (Kun oppure Gun);
* la sciabola (Tao oppure Dao);
* la spada dritta (Chien oppure Jian);
a cui si aggiungono anche il ventaglio ed altre armi più o meno ortodosse.

Come è facile notare, pur senza essere degli esperti di oplologia, si tratta di armi tradizionali nel vero e proprio significato del termine, poiché – seppure in diverse forme e modalità – hanno trovato impiego tanto a Oriente quanto ad Occidente, nel lungo corso della storia dell’uomo.

Per essere in grado di utilizzare efficacemente varie armi in diverse occasioni, un artista marziale dovrebbe praticare e specializzarsi minimo con un’arma lunga e una corta. L’allenamento con l’arma lunga inizia tradizionalmente con un bastone (kun), mentre quello con l’arma corta con una sciabola (dao). Il bastone è la radice di tutte le armi lunghe (chang bing), e la sciabola è la madre delle armi corte (duan bing), ciò significa che il bastone e la sciabola sono i fondamenti per migliorare ogni gruppo di armi chiamate comunemente wuqi (strumenti marziali).
Un detto dice:
Cento giorni di allenamento a mani nude,
Mille giorni di allenamento con la lancia,
Diecimila giorni di allenamento con la spada…

Per quanto riguarda più strettamente la pratica del Tai Chi Chuan, la teoria dei “Cinque Elementi” trova applicazione anche nella analisi e nello studio delle tecniche di attacco e difesa impiegate con le armi bianche, sia da un punto di vista filosofico che eminentemente pratico, tanto da poter efficacemente correlare ogni Elemento ad un arma, comprendendo in queste ultime anche il pugno come simbolo delle tecniche a mani nude.

Le correlazioni che vengono tradizionalmente individuate sono quindi le seguenti:
* Terra – pugno
* Legno – bastone
* Metallo – sciabola
* Fuoco – lancia
* Acqua – spada

Come abbiamo detto, l’applicazione della teoria dei Cinque elementi non è una mera speculazione intellettuale ma scaturiva dalla attenta osservazione delle attività quotidiane dell’uomo, tanto in pace quanto in guerra, con lo scopo di individuare le tecniche di attacco e di difesa più efficaci ed efficienti. Ecco quindi che analizzare l’impiego di queste armi nell’ottica analoga a quella del Wu Xing può fornirci interessanti spunti di riflessione.

Trattando di armi, il primo tipo di rapporto tra Elementi che viene quasi spontaneo applicare è quello di controllo/distruzione (nonno – nipote) in cui ciascun elemento controlla o distrugge quello adiacente al suo seguente, percui vediamo che la Terra assorbe l’Acqua che a sua volta spegne il Fuoco che fonde il Metallo che taglia il Legno che si nutre della Terra. Come nella teoria degli elementi per cui un elemento ne controlla o distrugge uno, e a sua volta viene controllato o distrutto da un altro, così ogni arma batte la successiva e viene sconfitta dalla precedente. Poiché tutto nasce dalla terra, allora si deve sempre partire nell’apprendimento dalle tecniche a mano nuda, non perché siano più semplici ma perché sono fondamentali ed indispensabili per procedere nell’apprendimento delle tecniche con le armi. Come l’aratro di legno solca la terra e vi traccia il solco deciso dall’agricoltore , al pari delle zappe che con il lavoro di migliaia di uomini crearono argini e canali per irrigare terre incolte, un uomo munito di bastone può avere la meglio su un uomo disarmato. Asce, scuri e seghe di metallo tagliano e modellano il legno, così la sciabola controlla e sconfigge il bastone. Il fuoco fonde e rende malleabile il metallo e così la lancia, anche per la sua superiore lunghezza, può avere la meglio sulla sciabola, ma l’acqua spegne il fuoco e così la spada, con i suoi movimenti guizzanti e sinuosi può sconfiggere la lancia. La terra però assorbe l’acqua e così un uomo ben addestrato, anche se disarmato, può sconfiggere uno spadaccino meno esperto; questo a simboleggiare il fatto che chi ha compiuto tutto il ciclo d’istruzione è diventato un esperto ed è in grado di battere a mani nude anche l’arma più nobile, a volte senza neppure combattere fisicamente, come insegna Sun Tzu quando afferma che “Sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità”.

Sebbene meno comune, altrettanto interessante può essere l’analisi delle armi sulla base del rapporto di creazione (padre – figlio) in cui ciascun elemento genera quello a lui seguente, percui dal ventre della madre Terra viene estratto il Metallo su cui – grazie alla brina mattutina – si forma l’Acqua che nutre il Legno che bruciando dà vita al Fuoco che con la cenere crea la Terra. Secondo questo ciclo, il pugno rimane la “madre” di tutte le armi e la capacità di chiuderlo correttamente è fondamentale nella sua applicazione, tanto marziale che di benessere. E’ infatti noto a tutti i praticanti quanta attenzione venga data, sin dai primi tempi della pratica, alla corretta chiusura delle dita, che devono essere serrate come se si dovesse trattenere un passero: una chiusura troppo rigida stritolerebbe il povero animale, se le dita sono troppo lasche l’uccello volerebbe via. Alla stessa maniera, un pugno correttamente serrato consente di muovere velocemente ed efficacemente la sciabola, il cui utilizzo sarebbe pericoloso o inefficace se trattenuta poco o – viceversa – in maniera troppo rigida. L’esperienza nell’utilizzo della sciabola, che opera principalmente con colpi fendenti, può essere distillata nell’impiego della spada, che ai colpi di taglio unisce le stoccate di punta. La attitudine sviluppata con la spada può essere a sua volta trasferita nell’impiego del bastone, che a sua volta può essere impiegato per colpire sia con traiettorie circolari che rettilinee; la lancia può essere vista come un bastone “specializzato” con il suo impiego tipicamente di punta con colpi rapidi e parate avvolgenti, che rivelano – anche in questo caso, l’importanza di una corretta impugnatura, tornando così all’inizio del ciclo esaminato.

E’ di tutta evidenza che un argomento così complesso ed un campo di analisi così ampio non può essere esaurito dalle poche righe di questo scritto, che ha il solo modesto scopo di suggerire alcuni spunti di riflessione che auspichiamo interessanti. Riflessione che – è bene sottolinearlo – non può prescindere da una pratica costante e attenta, sicuramente aiutata dalla considerazione che quelli che agli occhi di un profano sono semplici pezzi di legno o banali manufatti di metallo possono rivelarsi, se ben utilizzati, degli impareggiabili compagni di pratica ed addestramento.