(Traduzione ed adattamento di “Your Tegatana, Your Shield” di Gregor Erdmann)

Quando riceviamo un attacco energico, possiamo essere sopraffatti dall’istinto e dalla paura, che ci fanno muovere in una maniera tutt’altro che ideale. Uno degli indizi comuni che indica la perdita della centratura è la “ricerca” dell’intercettazione dell’attacco con il proprio braccio difensore. Se consideriamo ad esempio uno yokomen [percossa alla tempia, solitamente portata con un fendente, N.d.R.], spesso il nostro braccio sarà orientato con un angolo errato, che impedirà di ottenere un’area di contatto sufficientemente ampia, esponendo le costole ed addirittura rischiando di indirizzare l’attacco proprio contro di queste. Sebbene ciò sia chiaramente sbagliato dal punto di vista tecnico, ci aiuta poco per correggere l’errore finché diventa parte della nostra filosofia marziale.

Se noi ricordiamo lo scopo della pratica dell’Aikido, constateremo che questo non è proiettare qualcuno o applicare una tecnica sul nostro avversario – questi sono solamente degli obbiettivi egoistici. Posso quindi affermate che lo scopo non sia quello di proteggere noi stessi e che la difesa personale sia un “effetto collaterale” del mettersi in una posizione inattaccabile. Nella mia idea il reale obbiettivo è piazzarsi in una posizione tanto superione che la futilità di un qualsiasi attacco appaia evidente. Colpendo spiritualmente il cuore del nostro attaccante, lo illuminiamo sul fatto che qualsiasi attacco possa effettuare verrà immediatamente neutralizzato.

Nel processo di entrata ed attacco di questa posizione, noi ci proteggiamo e deflettiamo potenzialmente l’attacco in maniera tale da evidenziale la debolezza della struttura del nostro attaccante. Al pari di ogni scudo, la sua efficacia è tale solo nella zona in cui copre il nostro corpo, così quando alziamo le braccia per difenderci da un colpo alla tempia, queste devono essere sollevate solo fino all’altezza necessaria per difendere i lati della testa , rimanendo nell’area in cui siamo strutturalmente forti.

Questo è estremamente benefico nel nostro addestramento, così la nostra tegatana (mano-spada) può intercettare facilmente dalla stessa posizione qualsiasi attacco, indipendentemente dalle sue particolarità. Questo movimento può essere ripetutamente allenato per essere uno scudo riflessivo che si attiva anche in caso di attacco inaspettato. Inoltre questa ci fornisce di uno strumento per liberarci mentalmente dall’attacco, lasciando fare al nostro scudo il suo lavoro mentre noi manteniamo il nostro centro ed entriamo nel punto debole del nostro avversario.

Se praticate kumi-jo [pratica a coppie con il bastone, N.d.T.] dovete conoscere molto bene che le posizioni assunte piazzano sempre la vostra arma in un angolo ed in una posizione tale da formare uno scudo difensivo. Se siete stati così incauti da permettere al vostro spirito di essere catturato dall’arma avversaria, sono sicuro che il vostro Sensei vi avrà aspramente redarguito ricordandovi che non state partecipando ad un incontro amichevole di chambara. Usate lo stesso principio con le vostre tecniche a mani nude e vedrete che differenza fa.