Non è il primo esame che sostengo, e non è il primo esame in cui ho l’onore e l’onere di giudicare l’operato di qualcuno che si affida al mio giudizio.

Eppure…

Eppure questo è stato un esame diverso.

Diverso perché per la prima volta si è svolto nel nostro Dojo, sul nostro tatami, davanti al nostro kamiza.
Una banalità, per molti; un evento epocale per noi.

E’ stato bello vedere nei candidati al conseguimento del gokyu di Takemusu Aikido l’emozione prima della prova, l’impegno e la passione durante e la felicità alla comunicazione all’esito positivo.
E’ stato bello vedere come e quanto i compagni di pratica abbiano supportato, con le parole e nei fatti, i due candidati, chi prestandosi egregiamente a fare da uke, chi rimanendo a fare il tifo per loro a bordo tatami.
E’ stato bello condividere questo momento con Ciro, mio senpai e compagno di tante ukemi, a cui va il grande merito di aver preparato i candidati con amorevole dedizione e costante perseveranza.
E’ stato bello vedere in anteprima lo splendido lavoro di bricolage che Marco ha realizzato per donarlo ai ragazzi e consentirgli di ricordare questo momento.
E’ stato bello osservare i due mudansha eseguire le loro tecniche percependo alle mie spalle la presenza dei doni che i miei Maestri hanno voluto farmi a testimonianza della loro stima.

Di questo, e non solo di questo, sono immensamente debitore soprattutto a mia moglie, la donna che ha creduto – forse anche più di me – al sogno che la Fenice potesse tornare ancora una volta a volare.

E – come sempre accade – le donne hanno ragione e oggi la Fenice ha osservato due suoi nuovi allievi spiccare il volo e cominciare a muovere i primi passi sulla Via.

Grazie a tutti coloro che, nei tanti modi e momenti che non sarò mai capace di descrivere come meriterebbero, hanno reso possibile tutto questo.