“Come è in alto, così è in basso”, recita un antico detto sapienziale. Io non ho la conoscenza e l’esperienza necessaria per abbeverarmi a queste fonti di saggezza, e così mi limito ad osservare il mondo intorno a me, ad analizzare la Natura ed a cercare di comprendere le sue leggi.

Mi piace coltivare il mio piccolissimo giardino, fatto di vasi e fioriere disposti in bell’ordine, imparando dalla forza lenta del bonsai che rinasce ad ogni inverno, dall’esuberante papiro che svetta beffando il vento, dall’orchidea variopinta che mi ammalia con i suoi colori.
Ognuno di loro, pur nella apparente differenza, si alimenta della luce del sole e della pioggia ristoratrice e si nutre tramite le radici infisse nel terreno.
Senza rami e foglie le radici non potrebbero svolgere il loro compito, e viceversa.
Così è una Scuola, un Dojo.

Può esserci l’insegnante migliore del mondo, ma senza allievi volonterosi di imparare potrà fare poco o nulla, e con il passare del tempo perderà ardore e voglia di insegnare.
Ci potranno essere invece allievi entusiasti e capaci, ma se avranno a che fare con un insegnante neghittoso potranno imparare poco e quasi certamente male.

Ecco, il papiro, l’orchidea, il geranio mi sussurrano questo con lo stormire delle loro foglie, mi ricordano che ciascuno di noi sulla Via è radice per alcuni e foglie per altri, che il nostro fare (o non fare…) non riguarda solo noi, e che innaffiando troppo o troppo poco, prima o poi le conseguenze si rivelano.