Il Budo è diamante dalle infinite sfaccettature e – per quanto si pratichi – una vita non basta per ammirarle tutte. Per questo motivo bisogna sperare di incontrare, lungo la Via che abbiamo scelto di percorrere, dei compagni di pratica con cui condividere esperienze, principi teorici e tecniche applicative.

Ancora, un saggio Maestro ricordava che il Budo è una montagna con in unica vetta, che può essere raggiunta percorrendo uno dei tanti sentieri tracciati dalle Arti marziali, differenti tra loro in apparenza ma spesso complementari nella sostanza.

Su questi sentieri si incontrano tanti tipi di viandanti: C’è quello convinto che solo ed esclusivamente il suo porterà infallibilmente alla vetta, mentre gli altri sono strade senza destinazione; c’è quello che dopo aver fatto poche decine di passi ed aver indossato (non sempre meritandola appieno…) una cintura nera e – pur essendo ancora praticamente alle pendici della vetta da scalare – si arroga la presunzione di poter dire agli altri come percorrere il loro sentiero; c’è quello che cerca indicazioni a destra e a manca: legge libri, guarda video, frequenta stage e seminari dei più disparati Maestri e insegnanti, a tutti porgendo orecchio ma a nessuno – in fondo – concedendo fiducia, alla ricerca di un segreto che non c’è, destinato a girare in tondo come un criceto nella sua ruota. Poi c’è quello geloso dei passi fatti, come se il sentiero percorso fosse suo e suo soltanto, che non segnala agli altri viandanti inciampi e deviazioni, che non condivide mappe e ostelli, che tutto prende e niente dà e c’è quello che per dimostrare (forse a sé stesso) di essere più bravo degli altri li azzoppa, li ferisce, li umilia e li oltraggia.

Ma per fortuna, ci sono anche altri viandanti, e mi piace pensare che siano la maggioranza: quelli convinti che da soli si viaggia veloci ma che viaggiare in compagnia è più divertente, quelli che mettono in comune esperienze ed energie, quelli che – come dei Bodhisattva marziali – rallentano un po’ il loro passo per offrire un aiuto a che procede meno velocemente, quelli che molte volte si chiedono “Chi me lo fa fare?” e poi puntualmente lo fanno lo stesso, quelli che sanno che la conoscenza condivisa non sottrae niente a loro e moltiplica quella degli altri, quelli che sanno – per averlo imparato col proprio keikogi intriso di sudore – che una cintura nera è una cintura bianca che non si è mai fermata, e che – se si hanno occhi per vedere e orecchie per ascoltare – ci sarà sempre qualcosa da imparare.

E’ bello incontrarli sulla Via, condividere – magari anche solo per qualche ora – un pezzo di strada comune, ascoltare le loro esperienze, il loro punto di vista, le loro domande tanto apparentemente ingenue quanto sostanzialmente illuminanti, i loro dubbi, le loro certezze, la loro passione.

Non so di preciso per quale merito, ma ho la fortuna di incontrare spesso questi “compagni di strada”, ed ogni volta è un piacere mettere da parte gradi e qualifiche, enti e parrocchie, stili e scuole e inchinarsi tutti insieme, verso lo stesso kamiza, per procedere verso lo stesso traguardo.

Buona Via a tutti noi!