Lo abbiamo sempre sostenuto, tanto da scriverlo anche in una apposita sezione del nostro sito internet: la pratica costante e consapevole di un’Arte non può essere disgiunta da un corrispondente progresso culturale.

“Le arti marziali e quelle intellettuali percorrono la stessa Via”

Bun Bu Ryo Do” affermavano i samurai giapponesi: “Le arti marziali e quelle intellettuali percorrono la stessa Via” si potrebbe tradurre questo motto, chiarendo subito che un Dojo o un Kwoon non sostituiscono un’aula scolastica, che la lettura di un makimono o un densho non compensano l’ignoranza di libri e quaderni e che frequentare mostre, musei, concerti e biblioteche non ci favorirà all’esame di cintura nera, eppure…
Eppure l’eleganza dei gesti, la capacità evocativa dei nomi delle tecniche, la loro rappresentazione grafica con pochi ed eleganti tratti di penna, le rime e la prosa dei trattati d’arme medievali non possono lasciarci indifferenti, non possono non farci ammirare l’armonia che unisce senza apparente sforzo Corpo, Cuore e Anima, facendo sì che discipline pensate per dare la morte siano in grado di farci vivere meglio la vita.

Ecco quindi perché, ogni volta che lasciamo la nostra casa per uno stage, un seminario, un corso di aggiornamento, un gasshoku, cerchiamo la possibilità di arricchire – insieme alla nostra esperienza marziale – anche quella artistica e culturale. In questo siamo fortunati; in Italia ogni città, ogni paese, ogni borgo ha un museo, una mostra, una chiesa, un castello che vale la pena visitare. Beni naturali, storici e architettonici abbondano, non sempre ben conosciuti e non sempre facilmente visitabili, ma la fortuna aiuta gli audaci e con un po’ di buona volontà è facile trovare il modo di soddisfare la propria curiosità.

“Giapponismo, venti d’Oriente nella cultura europea”

Così, questo fine settimana, dopo un intenso e impegnativo fine settimana a Padova dedicato allo studio del Tai Chi Chuan Old Fu Style in un corso di aggiornamento diretto dal Maestro Severino Maistrello, Caposcuola di III generazione, abbiamo fatto un salto a Rovigo per visitare la mostra “Giapponismo”, sapientemente allestita presso Palazzo Roverella per raccontare l’influsso dei “venti d’Oriente nella cultura europea”. Centinaia di opere d’arte: quadri soprattutto, ma anche vasi, disegni, oggetti d’arredamento, kimono e perfino tsunami, le guardie paramani delle leggendarie katana nipponiche accompagnano il visitatore alla scoperta di un’arte nuova nata dai capolavori, dalle suggestioni e dalle innovazioni che il Sol Levante ha saputo regalare alla cultura occidentale.

Per il piacere degli occhi (e non solo…) le opere di grandi artisti europei come Van Gogh, Gauguin, De Nittis, Degas e Bonnard si accompagnano alle visioni policrome di Hiroshige e dei molti altri artisti nipponici in mostra. Una esposizione che vale la pena di visitare, una mostra che racconta di affinità e influenze reciproche, di amori e passioni vissute attraverso opere strabilianti capaci di farci viaggiare nello spazio e nel tempo facendoci apprezzare la capacità immaginifica e la concreta pragmaticità dell’Uomo con la stessa efficacia di una sequenza di tecniche marziali.