In questo volume, agile e completo, Riccardo Canavacci raccoglie ed offre ai lettori i suoi appunti ed i suoi studi, raccolti nei tanti anni di pratica e nelle migliaia di chilometri percorsi per partecipare e dirigere seminari di Aikido in Italia ed all’estero. (Clicca QUI per la scheda del libro e il modulo d’ordine).

Basta digitare “libri aikido” su un motore di ricerca per scoprire – a volte con un po’ di sgomento – quante pagine siano state dedicate all’Arte marziale codificata da Morihei Ueshiba: libri illustrati con dovizia di spiegazioni tecniche, altri dedicati alla analisi storica, alla biografia del Fondatore o ai suoi insegnamenti spirituali. Tutti argomenti interessanti, ma che non di rado lasciano perplessi ed un po’ insoddisfatti i lettori che – specialmente quando sono al principio della loro esperienza di pratica, vorrebbero avere qualche indicazione immediatamente fruibile.

Riccardo Canavacci colma questa lacuna, e nel suo manuale – opportunamente divisi in due parti – affronta due argomenti tanto importanti e troppo spesso sottovalutati (quando non colpevolmente trascurati). Grazie ad un formato agile e comodo da sfogliare e ad una grafica facile da leggere (introdotta dalla copertina sapientemente realizzata da Chiara Mazzone Colonna), Riccardo Canavacci affronta molti aspetti solo apparentemente complementari alla pratica dell’Aikido, evidenziando quanto questi siano invece parte integrante e fondamentale della pratica e dello spirito di questa sfaccettata Arte marziale.

Pur essendo principalmente incentrato sull’Aikido, il volume si presta ad essere utilmente consultato anche dai praticanti di altre discipline marziali di origine orientali, poiché non mancano utili e puntuali riferimenti anche al Kendo, al Kenjustu, allo Iaido e ad altre arti marziali che con l’Aikido condividono terra d’origine, regole pratiche e principi morali.

La prima parte del volume, come facilmente intuibile dal titolo del libro, è dedicata al Dojo. Si parte dal significato dei caratteri del nome per passare poi ad analizzare gli ambienti principali, il tatami, l’orientamento della sala di pratica e la profonda simbologia collegata ai vari lati dell’ambiente principale sino alla corretta disposizione dei praticanti sul tatami, prima, durante dopo la pratica.

Un Dojo non è solo la struttura fisica che ospita tatami e spogliatoi ma è anche – anzi, soprattutto! – l’insieme di coloro che quella struttura frequentano e rendono viva; Ecco perché nel volume non mancano note approfondite e mai banali sulla gerarchia e sui gradi dei praticanti, sull’abbigliamento da indossare e sulle armi che tradizionalmente vengono utilizzate come indispensabile complemento alla pratica a mani nude.

La seconda parte del volume è dedicata al Reigi, l’insieme delle regole di galateo che vanno rispettate nel Dojo (ma non solo!). Anche in questo caso, l’analisi si apre con una approfondita descrizione dell’origine di queste norme di “buona educazione marziale” con una costante sottolineatura della loro attualità. Lungi – infatti – dall’essere una formale costrizione o una anacronistica scimmiottatura di abitudini lontane nel tempo e nello spazio, il Reigi è l’anima pulsante di un’arte e di una disciplina, utile non solo a prevenire infortuni ed incidenti tra i praticanti (e già solo questo sarebbe un ottimo motivo!) ma il “fil rouge” che lega tutti i praticanti e permette loro di comprendersi (etimologicamente) aldilà delle eventuali differenti esperienze, età e lingua parlata.

Ad una puntuale analisi dei termini utilizzati, esaminati nel loro significato e nella loro espressione grafica, si unisce una esaustiva descrizione del modo corretto di eseguire i gesti più frequenti all’interno del Dojo, dal saluto al modo di maneggiare le armi, dalla maniera di ringraziare il compagno di pratica a quella più corretta di chiedere scusa.

Completano il volume un pratico elenco delle principali regole di un Dojo, un ricco glossario ed un utile richiamo alle norme generali per la lettura delle parole giapponesi.

Se non sapete in quanti modi si possa scrivere il termine “Shoshinsha”, se non avete mai capito la differenza tra “gomen nasai” e “sumimasen”, se volete scoprire perché è scorretto scrivere “sempai”, se avete sempre il dubbio di come passare in maniera cortese le armi al vostro compagno di pratica, se vi incuriosisce scoprire quale è il modo educato di salire e scendere dal tatami, allora questo è proprio il libro che fa per voi!

(Clicca QUI per la scheda del libro e il modulo d’ordine).