Edizioni Mediterranee
Data di Pubblicazione: 2000
ISBN: 8827213503
Pagine: 176

La Bibbia del Karate” è la definizione data dal famoso maestro Miyagi al libro segreto che tutti i leggendari insegnanti di karate hanno studiato. Il “Bubishi” è infatti una classica opera cinese, gelosamente custodita per secoli, che comprende e mette in relazione tra loro filosofia, medicina, tecnica e arti marziali trattando argomenti quali storia, medicina cinese, farmacologia erboristica, punti vitali e tecniche di combattimento con una messe di informazioni meticolose e di illustrazioni che ci fanno capire come il Karate non sia un mero esercizio di forza e abilità, ma un complesso sistema filosofico e di vita.

“Bubishi” è stato presentato per la prima volta al mondo occidentale, tradotto in inglese da Patrick McCarthy, nel 1987; successivamente è stato riveduto e corredato da ulteriori note e spiegazioni, frutto di studi estremamente dettagliati, per facilitarne la comprensione, senza nulla togliere all’antica saggezza che informa l’opera originale. La provenienza di questo libro è oscura, ma gli adepti di Okinawa pensano che sia stato portato da una delle trentasei famiglie cinesi che risedettero a Okinawa nel secolo XIV e che sia stato tenuto in un tempio di Naha, nella zona in cui si trovava un tempo il quartiere cinese. Si pensa sia che alcuni adepti di Okinawa l’abbiano copiato e portato in patria dopo un viaggio in Cina, sia che esso sia stato portato e donato loro da cinesi andati a Okinawa.

In ogni caso, gli adepti di Okinawa considerano questo libro come uno dei documenti più importanti sulla loro arte. Ne esistono copie fatte da illustri maestri come S. Matsumura, A. Itosu, G. Funakoshi, C. Miyagi, K. Mabuni ed altri. Questo libro non è organizzato in modo molto sistematico, ma contiene degli elementi che sono stati importanti spunti per la formazione del Karate di Okinawa. Il testo contiene, tra l’altro, la trasmissione dell’arte di combattimento della Gru bianca o Hakutsuru Ken (Bai He Chuan in cinese). Quest’arte di combattimento è praticata tutt’oggi soprattutto a Taiwan (Formosa) dove conta numerosi adepti. Bisogna tenere presente, però, che ci sono notevoli differenze tra la pratica del Hakutsuru Ken e quella del Karate di Okinawa, che è stato formulato integrando vari sistemi di origine diversa.

Il Bubishi è scritto in cinese antico, pertanto la traduzione integrale di questo documento in giapponese ha comportato qualche difficoltà ed è stata possibile solo in tempi molto recenti. Una traduzione parziale è stata pubblicata nel 1984, da Tetsuhiro Hokama, della scuola Goju Ryu (Naha), poi nel 1986 Tadahiko Otsuka, anch’egli della scuola Goju Ryu, lo ha tradotto interamente, con la collaborazione di Meiji Yo, maestro di Taijiquan. Diverse persone ne possiedono un esemplare copiato a mano, e le copie non sempre sono congruenti tra loro. Quello che invece è chiaro, è l’influenza che questo documento ha avuto sui praticanti di Okinawa. Per esempio la parte dedicata alla descrizione dei punti vitali del corpo umano del libro di Funakoshi “Karate-do kyohan” è ripresa da un articolo del “Bubishi”. Miyagi utilizzò un articolo del Bubishi come spunto per la scelta del nome da dare al suo stile. Motobu, nel libro “Okinawa Kempo Tode-jitsu Kumite-hen”, descrive dei trattamenti medicali basati su erbe chiaramente derivati da quelli presentati nel Bubishi.

Mabuni, nel libro “Kempo Karate-do: Sepai-no Kenkyu”, scrive: “Dopo aver fatto una copia di un libro cinese sul kempo che il mio venerato maestro Anko Itosu aveva a sua volta copiato, ho usato questo libro per la mia ricerca e l’ho conservato segretamente come un tesoro“. Chiunque abbia un minimo di esperienza con l’elusivo e riservato modo sino-nipponico (e non solo…) di trasmettere la conoscenza agli iniziati velandola a chi non dovesse accedervi può immaginare quale grado di difficoltà abbia incontrato l’autore del libro, difficoltà aumentata dalla scrittura del libro in un antico dialetto cinese, con termini oramai ignoti anche ai moderni residenti in loco e con numerosi errori ed imprecisioni dovute alle successive ricopiature.

Da quanto sopra appare chiaro che se per un Maestro del passato il “Bubishi “ potesse davvero essere una preziosa fonte di informazioni, al moderno praticante medio questo libro rivela poco o nulla a livello tecnico, e non potrebbe essere altrimenti; ciò nondimeno non mancano i motivi per procurarsi questo volume, intanto una lunga e dettagliata serie di ipotesi affascinanti sulla origine del libro (ben dieci) che si intrecciano con la storia dell’arte che prenderà il nome di Karate-do, spiegando anche come si sia arrivati a questo nome.

Altrettanto affascinanti sono le pagine dedicate alla farmacopea ed alla preparazione di pozioni ed unguenti medicinali, che anche se prive di indicazioni pratiche, sono comunque assai utili per comprendere la raffinatezza necessaria per la applicazione delle tecniche, sulla base della “teoria delle dodici ore“ e la individuazione dei punti da colpire per ottenere effetti anche immediatamente letali. Dal punto di vista pratico invece, risultano interessanti sia i principi da curare nel confronto con un avversario sia le illustrazioni di una quarantina di tecniche di combattimento con i relativi nomi poetici ed evocativi.

Una grafica sobria ed essenziale, come è caratteristica dei volumi delle Edizioni Mediterranee, un testo scorrevole e ben scritto ed illustrazioni chiare ed esaustive fanno da degna cornice ad un opera che – pur trattando di Karate – risulta interessante anche per i marzialisti che pratichino altre discipline