Dal profilo facebook “KATORI SHINTO RYU” riporto una nota pubblicata dal M° Claudio Regoli

Una delle cose più difficili da raggiungere sembra essere la spontaneità. Dopo un primo periodo da apprendista, nel quale deve studiare la tecnica per non avere alcuna remora nell’espressione della sua Arte, L’allievo deve ritrovare la naturalezza di una volta. Solo così potrà prestare attenzione ai vari messaggi ed alle emozioni che gli trasmette il mondo esterno di cui lui é ,secondo gli Orientali, solo un raccoglitore ed un trasmettitore.

IL DISEGNATORE

Un giorno un facoltoso signore andò da un pittore specializzato in sumi-e; questa tecnica di pittura, che usa la china sul foglio inumidito, non permette ne’ esitazioni ne’ ripensamenti, ma un maestro può dare mille sfumature di grigio alla sua pennellata, e produrre opere di una raffinatezza estrema.
Il signore voleva un dipinto raffigurante un’anatra; il pittore acconsentì di buon grado ed avendo stabilito il prezzo, gli diede appuntamento di lì a un mese.

Allo scadere del tempo il signore si presentò alla bottega, ma il pittore parve non ricordarsi di lui: “Un’anatra? Ordinata a me? Oh, certo, è nella lista delle commissioni; Lei mi dovrà scusare, ma prima io, poi mia moglie ed i piccoli siamo stati malati, ed io sono rimasto molto indietro col lavoro. La prego di tornare tra quindici giorni, e nel frattempo vedrò di soddisfarla”.

Dopo poco più di due settimane il signore si recò di nuovo allo studio dell’artista: “Eccellenza! Certo mi ricordo di Lei! Come no! L’anatra! Ci siamo quasi, mi deve scusare, sa, ma ho dovuto recarmi nel nord per importanti affari di famiglia; noi siamo del nord, come si può dedurre dal mio accento, non l’ho ancora perso, vero? Abbia pazienza, torni fra una diecina di giorni e glie la faccio trovare”.

La volta successiva fu una nuova scusa e la richiesta di tre giorni, poi il signore venne pregato di tornare l’indomani.” Ancora lei con la sua dolce insistenza! Ma sa che ormai non riesco più a pensare ad altro? La sua anatra mi ossessiona!” così parlando il pittore aveva disposto un foglio sul tavolo, fermandolo coi giusti pesi, e l’aveva inumidito con una spugna, poi, sempre chiacchierando, aveva stemperato la china allo spessore desiderato ed impugnato il grande pennello; quindi, senza neppure provare il pennello, con pochi tratti sicuri aveva delineato un’anatra. Altri tratti, più contenuti e leggeri, e due ultime pennellate complesse, simili al vibrato di un violino avevano infuso solidità e vita ad una splendida anatra, che sembrava essersi appena posata sull’acqua rallentando i movimenti per una pigra nuotata.

La fine del disegno era coincisa mirabilmente con la fine delle parole, ed il disegnatore, liberatolo dai pesi, consegnò il foglio ancor fresco al cliente con un gesto elegantemente modesto. Il cliente era sorpreso ma anche sbalordito, e sul suo viso era anche troppo trasparente il pensiero di quanto avesse dovuto aspettare per un disegno veramente mirabile ma che si poteva fare in così poco tempo, talché, balbettando, si decise a chiedere al pittore una spiegazione.

“Non dovrei proprio parlarne, ma lei mi è simpatico, e poi penso di doverle qualcosa, avendola fatta aspettare cosi a lungo”. Condusse quindi il cliente nel retrobottega: dal pavimento al soffitto, questo era tappezzato di migliaia di schizzi di un’anitra.