“Ikkyo issho, irimi nage san nen”

(Ikkyo una vita, iriminage tre anni)

Se volessimo stilare una classifica dei kuden più citati, certamente questo sarebbe nella top ten, e probabilmente sul podio. Si tratta di un insegnamento apparentemente semplice ma al limite del paradosso, che non richiede – e forse non permette – spiegazioni troppo razionali ed arzigogolate.

A differenza quindi di quanto viene generalmente riportato, lo traduciamo letteralmente accompagnandolo da una modesta riflessione personale, lasciando ai lettori il piacere di riflettere sulle tante implicazioni recondite che una simile frase può contenere.

Quello che appare evidente è che in questo kuden sono citate due dei principi fondamentali dell’Aikido, che possiamo ritenere emblematici l’uno – ikkyo – delle katame waza (tecniche di controllo) e l’altro – iriminage – delle nage waza (tecniche di proiezione), comprendendo di fatto tutto il curriculum tecnico dell’Arte di Ueshiba Morihei.

Altra evidenza è che sono citati due periodi di tempo; l’uno ben definito in termini di quantità (san nen: tre anni), l’altro un po’ più vago ma chiaramente evocativo (issho: una vita, l’intera esistenza).

La particolarità della lingua nipponica si presta ad ambiguità ed incertezze, e così in tanti hanno cercato di interpretare la sequenza temporale: prima i tre anni dell’iriminage e poi una vita intera per ikkyo? Oppure i due percorsi viaggiano insieme sia pure con traguardi diversi? O – infine – in una sorta di apparente paradosso, i tre anni dedicati a iriminage dovrebbero arrivare dopo una esistenza dedicata all’ikkyo? Ciascuno potrà darsi la risposta che preferisce, razionale o immaginifica che sia, di certo qui ritroviamo i concetti di tempo che migliaia di anni fa i Greci definirono come “Chronos” (χρόνος) e “Kairos” (καιρόςe), l’uno il tempo cronologico e sequenziale segnato dalla rotazione delle lancette di un orologio, l’altro “un tempo nel mezzo”, un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale “qualcosa” di speciale accade, che per certi aspetti corrisponde all’istante in cui si realizza il “Katsuhayabi”, quella “fulminea vittoria” su sé stessi citata da un altrettanto famoso kuden del Fondatore.

Probabilmente non sapremo mai con certezza quale fosse per O’Sensei il significato preciso di questo kuden, di certo possiamo dire che viene sottolineata l’importanza dei principi che si studiano all’inizio della pratica: ikkyo e iriminage – nel programma didattico elaborato da Saito Morihiro Shihan – si cominciano a studiare al livello di gokyu, ma sbaglia chi crede siano riservati ai principianti, al contrario sono tra i principi fondamentali dell’Aikido, senza la cui conoscenza non si può pensare di progredire nella pratica che ci vedrà impegnati a studiarli ed approfondirli nelle loro varie applicazioni.

Un’ultima notazione vogliamo riservarla ai caratteri ideogrammatici di questo kuden, ed in particolare a 生 (sho: vita, esistenza) e 年 (nen: anno), che anche graficamente mostrano similitudini e differenze che ci piace pensare non siano casuali ed abbiano quindi avuto una parte nella scelta di impiegarli da parte di Ueshiba Morihei.