Si è concluso nei giorni scorsi il seminario internazionale di Daito Ryu Aikibudo Shiseikan-ha, organizzato a San Benedetto del Tronto da Roberto Bucci Sensei, responsabile della Shiseikan Europe, con il patrocinio della AICS.
Come negli anni scorsi, il seminario è stato diretto da Norio Sato Shihan, allievo tra i più esperti dello Hombu Dojo di Kitami in Giappone e responsabile della formazione dei praticanti all’estero.
Nonostante il caldo che ha contrassegnato i giorni di fine giugno, le diverse decine di praticanti italiani e stranieri che hanno partecipato al seminario hanno profuso impegno ed energia nello studio e nell’approfondimento delle tecniche e dei principi di questa millenaria arte marziale che, ancora oggi, mantiene intatta la sua efficacia.
I cinque giorni di seminario hanno visto i presenti impegnarsi non solo nella pratica delle tecniche di difesa personale proprie dei samurai del Clan di Aizu – Takeda, ma anche nella analisi dei principi teorici, filosofici e culturali che sono alla loro base e che ne fanno un patrimonio prezioso per chi – allora come oggi – ne riconosce e apprezza il valore.
Con la sua esemplare capacità comunicativa, Norio Sato Shihan ha spiegato i tre stadi del percorso di apprendimento indicati con i termini giapponesi di Shu-Ha-Ri; ha evidenziato la corretta pronuncia e il tempo e modo di impiego dei diversi kiai, l’energica emissione vocale che accompagna la esecuzione di ogni tecnica; ha rimarcato la fondamentale differenza tra un addestramento rigoroso ma rispettoso della incolumità propria e altrui rispetto ad un combattimento sleale e senza regole, ennesima ed ulteriore conferma del profondo valore pedagogico e formativo di queste discipline, in particolare quando praticate da bambini e adolescenti.
Un altro degli aspetti più volte sottolineato da Norio Sato Shihan durante le varie sessioni di pratica, è la necessità che i principi e le tecniche studiate ed apprese vengano trasmesse agli allievi in modo corretto, rispettando la modalità tradizionale di insegnamento. Proprio perché la loro applicazione pratica non può prescindere dall’adattamento alle situazioni contingenti, la loro trasmissione deve avvenire in modo attento e rigoroso, curando anche il minimo particolare, in modo da salvaguardare la loro essenza.
All’impegno sul tatami hanno fatto da adeguato contraltare i momenti conviviali, attraverso cui si sono create nuove amicizie e si sono rinsaldate quelle ormai pluriennali, si sono ricordati aneddoti e compagni di pratica assenti, rinforzando sempre più il legame di affetto e fratellanza che unisce i praticanti di questa disciplina.
Nella mattinata della domenica si sono inoltre svolti gli esami di passaggio di grado, affrontati con notevole impegno da tutti i candidati, tanto che la commissione esaminatrice ha voluto premiare più di qualcuno con la promozione ad un grado superiore a quello richiesto.
Infine lunedì, dopo l’ultima sessione di pratica, arriva il momento dei saluti; ci si prepara alla partenza, si salutano i compagni di pratica e ci si da appuntamento all’anno prossimo, soddisfatti per quanto si è fatto e orgogliosi di essere parte di questa grande famiglia che ci unisce aldilà del tempo e delle distanze geografiche.






