Da un post del 2012 su Facebook di Stefano Benedetti, riportiamo un decalogo ironico (ma non troppo…) da lui stilato dopo uno stage di Kenjutsu, che fatte le debite differenze possono essere tranquillamente adattati ad un qualunque tatami dove si pratichino arti marziali (giapponesi e non)
1) Il suicidio rituale giapponese non è nulla in confronto alla vergogna del vostro saluto che riecheggia nel silenzio del dojo se arrivate in ritardo all’allenamento. Lo stage comincia puntando la sveglia.
2) Prendere il primo dan è come prendere la patente: sapere dov’è la frizione non fa di voi un pilota di rally. Menatevela di meno.
3) Se la posizione in cui siete vi sembra comoda, state sbagliando qualcosa. E, in ogni caso, se è comodo non è allenamento (cit.)
4) Se siete un avanzato e il principiante pratica male, è colpa vostra perché siete un avanzato e dovreste aiutarlo. Se siete un principiante e praticate male è colpa vostra perché l’avanzato è un avanzato e sa sempre quello che fa. Quindi in definitiva, non cercate scuse stupide: è sempre colpa vostra.
5) Se evitate lo sguardo dell’avanzato più scarso per non finire a praticare con lui, sappiate che funziona come quando cercavate di evitare lo sguardo dei prof al momento dell’interrogazione. Se l’avanzato più scarso siete voi, cercate almeno di essere simpatici.
6) Se siete un avanzato e un principiante vi corregge durante un kata, forse non siete così avanzato. O forse potete ucciderlo nel kata successivo, riaffermare il vostro status e fargli abbassare la cresta, al bastardo.
7) Se praticate e il sensei non vi guarda mai, non lamentatevi. Quando vi guarda troppo è ancora peggio
8 ) Non importa quante volte l’avete fatta giusta. Prima o poi sbaglierete, e il sensei sarà lì. E vi farà un mazzo così.
9) Se offrite da bere al sensei o ci chiacchierate ridendo alle sue battute anche se non le capite, il giorno dopo vi correggerà trattandovi quasi come un essere umano. Quindi appena arrivate prendete un numerino e mettetevi in fila.
10) Se il sensei vi insulta, ringraziatelo. Evidentemente in Giappone si usa così.
Per chi ha dubbi sul punto 3:
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