Sabato 18 gennaio, presso la nostra sede, si è svolto un incontro sul tema “Ho bisogno del mio carnefice?“, organizzato in collaborazione con la APS Parentesi Quadre.

Un titolo forte, al limite del provocatorio, scelto e voluto per gettare uno sguardo lucido e attento sul fenomeno della violenza di genere e su quello – forse meno evidente ma non per questo meno pericoloso – della dipendenza affettiva.

Grazie alla presenza di Marianna Annicchiarico, Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Grottaglie, alla dottoressa Mariella Bruno, psicologa e psicoterapeuta ed alla avvocatessa Teresa Tatullo, legale del centro anti violenza di Taranto, abbiamo avuto la possibilità di analizzare cause ed effetti di questi eventi e conoscere le possibili azioni di contrasto delle violenze e di aiuto e supporto delle vittime. Confrontarsi con diversi punti di vista sia su cosa porta ad agire la violenza, sia su come questa si possa in qualche modo depotenziare con efficaci azioni di supporto e accompagnamento non solo della vittima ma anche di chi è autore della violenza stessa a consentito a ciascuno dei partecipanti al dibattito di fornire il proprio contributo ma – soprattutto – di accogliere quello degli altri, ampliando il proprio sguardo di insieme ed arricchendo il proprio bagaglio esperenziale.

Più di tre ore che sono letteralmente volate, grazie alla coinvolgente esposizione delle relatrici ed alle domande del pubblico presente, che ha risposto positivamente agli argomenti proposti.

Potevamo essere di più? Certamente si, inutile negarlo. Purtroppo l’uso ed abuso dei social network ha reso probabilmente la quotidianità di molti più virtuale che mai, ed è sempre più difficile confrontarsi su certi temi, specie se si ritiene – a torto o a ragione – di non essere direttamente coinvolti. Ed è questo uno degli aspetti sottolineato in diverse maniere dalle relatrici: di fronte a certi fenomeni tutti noi dovremmo sentirci parte in causa, cominciare ad essere più attenti nel cogliere i primi segnali di allarme, essere disponibili nei confronti di chi – a volte – tace perché non sa a chi raccontare la propria paura ed il proprio dolore.

Non abbiamo riempito tutte le sedie a disposizione ma ci piace pensare di aver piantato qualche seme e se anche solo uno di questi sboccerà e potrà aiutare anche solo una donna in difficoltà allora potremo orgogliosamente affermare di essere stati pochi ma buoni!

Last but not least, è un piacere più che un dovere ringraziare le socie ed i soci della APS Parentesi Quadre della ASD Fenice Rossa che prima e dopo l’incontro hanno contribuito a spostare i tatami, a montare sedie, a trasportare tavoli, ad accogliere gli intervenuti ed a compiere quei tanti piccoli grandi gesti che ti fanno sentire una associazione come e più di una famiglia. Grazie!