In questi lunghi mesi segnati dal Covid-19, è stata vietata la pratica a contatto ed in presenza delle discipline marziali. Questo ha portato molti ad organizzarsi con lezioni online, a consultare testi e filmati di stimati insegnanti, ad approcciarsi con curiosità e voglia di imparare a discipline sino ad allora poco o nulla conosciute. Tutti impegni lodabili, ovviamente; si fa di necessità virtù e dove scarseggia la pratica si compensa la teoria. Molto meno stimabile è illudersi che basti vedere su YouTube un kata di spada eseguito da un Maestro che – grazie a decenni di pratica – è riuscito a ridurre all’essenziale i suoi gesti per scimmiottarlo malamente e sentirsi suo pari; deprecabile è chi impara a memoria e ripete come un pappagallo lignaggi e discendenze senza averle apprese dalla viva voce di chi di quella catena è anello e custode; vergognoso è chi – illudendosi della altrui ignoranza – si finga essere parte di una Scuola tradizionale senza averne titolo e qualità.
Se questo fenomeno in passato era facilitato dalla relativa scarsezza di informazioni, oggi – come detto – riemerge insidioso a causa della situazione pandemica. Riteniamo opportuno allora consigliare a tutti (ed a noi stessi prima di altri) la lettura di un testo che, sebbene scritto più di dieci anni fa, conserva intatto il suo valore. Dell’utente del Forum di Arti Marziali col nickname di “V per…” avevamo già ospitato sul nostro blog un altro contributo; a lui (semmai ci leggerà…) ed al fratello di pratica Loris Giopp, che ha avuto la lungimiranza di copiare, conservare e tramandare le sue parole, va il nostro rinnovato e sincero ringraziamento. Buona lettura!
(N.d.R.)

Criteri per riconoscere una Koryu

« inserita su www.forumartimarziali.com : Febbraio 18, 2008, 16:07:17 »

In passato spesso si vedevano insegnanti che avevano fatto del motto “Jack of all trades, master of none” un po’ un credo e affermavano (e affermano tutt’ora) di insegnare koryu (Scuole tradizionali, con secoli di storia alle spalle. N.d.R.) più o meno blasonate. Accanto a questa triste realtà se ne sta affiancando un’altra, ovvero quello di fantomatiche koryu che nascono dal nulla,

ma provengono da un passato di segretezza, nebbie e quant’altro. Spesso accade per mascherare uno studio scarso, altre volte per desiderio di sfoggiare “the traditional way” e a volte anche per la buona fede.

Per muoversi nella foresta di falsi, riadattamenti e quello che potrebbe chiamarsi “spaghetti – Koryu” ecco alcuni suggerimenti

1) Il Maestro

Quando si è nel dubbio se qualcosa sia o meno tradizionale è bene cercare di iniziare a comprendere la figura che potrebbe diventare il nostro sensei. Consideriamo che imparare una koryu solitamente richiede tempo e dedizione, soprattutto per un occidentale. Padroneggiare appieno un’arte marziale richiede predisposizione, attitudine, ma anche lunghi studi. Se guardiamo alla storia e ai maestri del passato vediamo come grandi Maestri come Ueshiba, Kano, Mochizuki, Takeda, Otake, Nakayama, Inoue hanno spesso ricevuto un’educazione marziale varia, ma hanno portato avanti due massimo tre discipline e comunque si sono dedicati ufficialmente solo ad una di queste. Non è dunque normale avere gradi elevati in moltissime discipline, così come non è normale vedere gradi elevati in un occidentale, soprattutto se sotto i sessant’anni. Solitamente il grado difficilmente supera per un occidentale il terzo o quarto dan.

In Giappone un quinto dan coincide con il riconoscimento tecnico massimo possibile, un ottavo è il raggiungimento massimo per qualunque essere umano. Gradi come IX o X dan per un occidentale sono assurdi
(non vengono assegnati nemmeno in Giappone, se non in casi estremi) quindi difficilmente credibili

Altro elemento importante è il grado di Soke. Soke è un titolo che viene trasmesso familiarmente, da generazione a generazione. Se si trova un occidentale con il titolo di soke ci sono tre possibilità
a) si tratta di un falso
b) il personaggio ha fondato una scuola sua, nuova, propria e allora non è una koryu
c) il soggetto è stato adottato :-O :-O :-O ( e queste faccine la dicono lunga)

2) Un riferimento in Giappone

La serietà di una scuola che afferma di praticare un determinato stile solitamente dovrebbe avere come riferimento direttamente l’Hombu dojo o un insegnante di riferimento abilitato dall’Hombu. Solitamente chi appartiene ad una koryu è orgoglioso di ciò che pratica e non maschera linealogie e a domande precise solitamente risponde. La presenza di un referente in Giappone è un ottimo elemento di qualità e serve per validare la scuola e il Maestro stesso. Una linealogia chiara e verificabile solitamente viene messa in luce per prima dal Maestro e viene resa verificabile.

3) Internet e la modernità

Non siamo più nel Giappone Feudale. Rendersi riconoscibili può essere un vantaggio come uno svantaggio. L’utilizzo di Internet come mezzo di comunicazione ha reso disponibili migliaia e migliaia di informazioni sulle koryu, cose che fino a 20 anni fa erano impensabili. Una ricerca adeguata chiedendo a riferimenti internazionali (quasi tutti gli hombu dojo hanno un riferimento intenet) o nazionali permettono di mettersi in contatto con realtà lontane o relativamente vicini. Sfruttare tali canali, sempre cum grano salis, può facilmente permettere un controllo delle credenziali. Come ripeto, chi pratica realmente una koryu difficilmente nasconde origini, linealogia e documenti e solitamente risponde a domande con documentazione e preparazione, che solitamente deriva dalle fonti interne alla scuola, ovviamente anche queste possono essere verificate

4) La preparazione dei praticanti

Una Koryu implica nel suo studio un forte senso di appartenenza, come precedentemente citato. Solitamente punta a formare praticanti coscienziosi e preparati, che conoscono almeno la storia della koryu stessa, fin dai gradi bassi o almeno sanno dare qualche riferimento. Se chiedete informazioni su determinate tecniche, sui riferimenti giapponesi, su scuole derivate o su differenze, spesso anche kyu di relativamente basso grado sono in grado di rispondere o indirizzare ad interlocutore più preparato. Solitamente risposte come “Mah, pratico perchè comunque è efficace, non mi importa l’origine” – “Non so che kata di spada siano, ma li faccio da sempre” – “In Giappone c’è un maestro ma non so chi sia” e così via solitamente poco si conciliano con l didattica delle koryu

5) Testi di riferimento

Esistono, oltre a siti internet, anche molti testi di riferimento reperibili tramite internet. il Bugei Ryuha Daijiten, i libri che si possono trovare su Koryu.com o libri scritti direttamente da soke e shihanke sono utilissimi e validati riferimenti. Andare alla fonte probabilmente garantisce una delle forme di maggior affidabilità per comprendere se la koryu che ci sta davanti è vera oppure no

Questi sono solo alcuni punti da considerare, ce ne potrebbero essere molti altri, ma intanto penso possano essere una buona base per porre delle riflessioni interessanti.

Se tali punti infatti non trovano soddisfazione nel nostro interlocutore, credo che ci possa essere un discreto margine per un sano scetticismo sulla reale appartenenza ad una koryu